Un trasporto marittimo più sostenibile tra ostacoli e titubanze

Un trasporto marittimo più sostenibile tra ostacoli e titubanze

Il percorso verso la sostenibilità per il trasporto marittimo si trova sempre di più a fare i conti con le incertezze geopolitiche e normative da una parte e un mercato che di fatto offre ricche opportunità, si parla infatti di ben 10 miliardi di dollari entro il 2030.

Questo è quanto si evince dallo studio di Boston Consulting Group (BCG)“The $10 Billion Opportunity in Green Shipping”, che rileva dei cambiamenti nella disponibilità dei proprietari di navi cargo a pagare (willingness to pay – WTP) un prezzo più alto per il trasporto a basse emissioni.

“Lo shipping sostenibile rappresenta un’opportunità da 10 miliardi di dollari per il settore: il nostro studio mostra come l’80% dei cargo owner sia disposto a pagare in media un 4,5% in più per il trasporto a emissioni ridotte. Tuttavia, stiamo assistendo a un rallentamento del comparto dovuto a tensioni geopolitiche, incertezza normativa e perplessità su trasparenza, tracciabilità e affidabilità dei provider.” 

Afferma Gabriele Ferri, Managing Director e Partner di BCG. 

“Per cogliere a pieno l’opportunità, gli operatori del trasporto marittimo devono agire rapidamente sviluppando competenze tecniche e commerciali sui carburanti alternativi, costruendo strategie competitive di approvvigionamento e gestione di questo tipo di carburanti, infine, commercializzando in modo efficace i prodotti green”.

Lo studio evidenzia una maggiore attenzione alla transizione da parte degli operatori, ma altrettanta incertezza con tre tipologie di approccio:  laggard (ritardatari), follower (pronti ad adattarsi con regole chiare) e frontrunner (pionieri, già investitori nella transizione).

Rispetto agli anni scorsi, inoltre, i proprietari di merci sono disposti a pagare un prezzo più alto per il trasporto ecologico, ma non come prima; il 2024 ha visto una riduzione del sovrapprezzo che i cargo owner sono disposti a pagare.
La disponibilità era infatti di un sovrapprezzo annuale dell’1%, oggi sceso allo 0,5%.

Tornando agli operatori, le compagnie di navigazione, i laggard (ritardatari) sono  scettici e poco inclini a investire nella transizione verde senza che vi sia un obbligo normativo. 

I follower (seguaci) sono già pronti ad adattarsi, ma solo con regole chiare e incentivi economici. Circa il 76% di questo gruppo ha impegni sullo Scope 3, ma solo il 60% ha previsto investimenti coerenti.

I frontrunner (pionieri), infine, sono quelle aziende che vedono nello shipping sostenibile un vantaggio competitivo e sono disposte a investire subito. Oltre il 90% di loro ha impegni sullo Scope 3 e il 75% ha stanziato budget adeguati alla transizione con un aumento della spesa prevista di 4 punti percentuali nel 2024, consolidando il valore del segmento e accaparrandosi le migliori opportunità di mercato.

L’Europa in prima fila

Il cuore dell’interesse per lo shipping sostenibile si trova in Europa, dove le normative più stringenti e una maggiore consapevolezza ambientale trainano la domanda.

Le aziende più attive sul tema sono quelle dei settori moda, beauty, food & beverage e healthcare e si tratta in generale di attività con ricavi superiori ai 500 milioni di dollari, ma anche qui e tra i frontrunner si riscontrano rallentamenti spesso dovuti a colli di bottiglia in tema di trasparenza, tracciabilità dei combustibili sostenibili, nonché di frammentazione normativa. 

Non è tutto, il 20% dei frontrunner non utilizza ancora soluzioni di trasporto a emissioni ridotte e ancora due su tre affermano di non aver mai ricevuto offerte concrete dai propri fornitori di servizi marittimi.

Quali azioni possono diventare strategiche per cogliere l’opportunità green?

BCG suggerisce tre azioni chiave per i vettori marittimi che vogliono cogliere le opportunità aperte oggi, prima che le normative ridisegnino gli standard del trasporto marittimo:

  1. Costruire competenze tecniche e commerciali sui carburanti alternativi, adattandosi rapidamente alle evoluzioni tecnologiche e normative.
  2. Sviluppare una strategia competitiva di approvvigionamento di carburanti verdi, per garantire accesso alle risorse necessarie e mantenere la sostenibilità economica. Oggi, il costo dei combustibili alternativi è ancora il principale freno all’adozione su larga scala.
  3. Commercializzare i prodotti green con maggiore chiarezza e trasparenza, fornendo informazioni dettagliate su benefici e condizioni economiche per assicurare trasparenza e conquistare la fiducia degli operatori.
    Il 65% dei laggard e dei follower indica proprio la mancanza di chiarezza nei prezzi tra le principali barriere alla scelta del trasporto sostenibile. L’assenza di un’offerta chiara e strutturata si rivela un problema anche per i pionieri dello shipping verde: il 20% di loro non utilizza ancora servizi a emissioni ridotte, principalmente perché i provider non hanno mai proposto loro soluzioni concrete.

Green Marine Europe (GME) raddoppia

In tutto questo scenario si vede però una luce: Green Marine Europe (GME), il programma di certificazione ambientale europeo dedicato all’industria marittima, ha raddoppiato la partecipazione nel corso degli ultimi due anni.

I risultati sono stati presentati lo scorso ottobre a Bruxelles durante il quinto report annuale del programma incentrato sulla transizione green dell’industria e sui temi del suo finanziamento.

Il programma Green Marine Europe oggi conta 66 membri su 10 Paesi europei: Regno Unito, Francia, Germania, Belgio, Spagna, Lussemburgo, Monaco, Paesi Bassi, Svezia.

Il progetto include 31 partecipanti (armatori e cantieri navali), 18 sostenitori (istituti di ricerca scientifica, organizzazioni ambientaliste e agenzie governative), 8 associazioni che rappresentano l’industria marittima e 9 partner (fornitori di prodotti, servizi, attrezzature e nuove tecnologie marittime).

Cantieri navali certificati per la prima volta

In soli due anni il numero di partecipanti al programma di certificazione ambientale Green Marine Europe è raddoppiato, passando da 15 a 31.

Ventotto dei 31 partecipanti sono stati certificati per il 2023, con tre partecipanti non ancora operativi o che hanno aderito al programma a metà anno. Questi partecipanti saranno sottoposti al processo di autovalutazione e verifica esterna nel corso dell’anno.

Green Marine Europe collabora anche al progetto CirclesOfLife lanciato a gennaio 2024 e finanziato dall’Unione Europea (UE) nell’ambito del programma Horizon Europe dal 2024 al 2026. Questo progetto mira alla costruzione navale sostenibile in tutta l’UE, riunendo un consorzio di 15 cantieri navali, istituti di ricerca, fornitori, ONG e altre organizzazioni di sei paesi europei.

Estendendo la certificazione a un numero crescente di attori marittimi europei, il 2024 ha segnato l’inizio di una fase di test volta ad estendere il programma ai porti con una prima importante ondata di certificazioni prevista per il 2026.

Sulla via della decarbonizzazione del 2050

Gli armatori di Green Marine Europe stanno intensificando i loro sforzi per ridurre le emissioni atmosferiche: più della metà di loro ha raggiunto il livello 3 (su 5)  o superiore per NOx, SOx e PM, lo stesso vale per i gas serra per oltre il 30% degli armatori.

Questi sono risultati importanti perché testimoniano un reale impegno da parte delle strutture coinvolte e che la strada per raggiungere gli obiettivi prefissi è tracciata.